Piano italiano 4.0 dal 2016 al 2018

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Lo sviluppo del 4.0 in Italia

Ufficialmente, il 21 settembre 2016 il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda hanno presentato il piano del governo per l’Industria 4.0 contenuto all’interno della legge di Bilancio 2017, approvata definitivamente dal Senato il 7 dicembre 2016. Il piano aveva l’obiettivo di mobilitare, nel 2017, investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi, 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione con focus sulle tecnologie dell’Industria 4.0, più 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage. Il provvedimento proponeva un mix di incentivi fiscali: sostegno al venture capital; diffusione della banda ultra larga; formazione dalle scuole all’università con lo scopo ultimo di favorire e incentivare le imprese ad adeguarsi e aderire pienamente alla quarta rivoluzione industriale. 

Il Piano nazionale Industria 4.0 ha previsto misure concrete in base a tre principali linee guida e quattro direttrici strategiche.

Le linee guida sono:
– operare in una logica di neutralità tecnologica
– intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali
– agire su fattori abilitanti

Le direttrici strategiche sono:
– Investimenti innovativi: stimolare l’investimento privato nell’adozione delle tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0 e aumentare la spese in ricerca, sviluppo e innovazione
– Infrastrutture abilitanti: assicurare adeguate infrastrutture di rete, garantire la sicurezza e la protezione dei dati, collaborare alla definizione di standard di interoperabilità internazionali.
– Competenze e Ricerca: creare competenze e stimolare la ricerca mediante percorsi formativi ad hoc.
– Awareness e Governance: diffondere la conoscenza, il potenziale e le applicazioni delle tecnologie Industria 4.0 e garantire una governance pubblico-privata.

Inoltre, per il raggiungimento degli obiettivi prefissati sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che si sono rilevate efficaci:

1) Iper e Super Ammortamento – L’obiettivo di questo provvedimento è supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, in beni materiali e immateriali (software e sistemi IT) funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. L’iperammortamento consiste nella supervalutazione del 250% degli investimenti in beni materiali nuovi, dispositivi e tecnologie abilitanti la trasformazione in chiave 4.0 acquistati o in leasing. Il superammortamento prevede la supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati o in leasing. Per chi beneficia dell’iperammortamento c’è la possibilità di usufruire dell’agevolazione anche per gli investimenti in beni strumentali immateriali (software e sistemi IT).
2) Nuova Sabatini – Punta a sostenere le imprese che richiedono finanziamenti bancari per investimenti in nuovi beni strumentali, macchinari, impianti, attrezzature di fabbrica a uso produttivo e tecnologie digitali (hardware e software). Garantisce un contributo a parziale copertura degli interessi pagati dall’impresa su finanziamenti bancari di importo compreso tra 20.000 e 2.000.000 di euro, concessi da istituti bancari convenzionati con il MISE, che attingono sia a un apposito plafond di Cassa Depositi e Prestiti, sia alla provvista ordinaria. Il contributo è calcolato sulla base di un piano di ammortamento convenzionale di 5 anni con un tasso d’interesse del 2,75% annuo ed è maggiorato del 30% per investimenti in tecnologie Industria 4.0. Inoltre la Nuova Sabatini consente l’accesso prioritario al Fondo centrale di Garanzia nella misura massima dell’80%.
3) Credito d’imposta R&S – Lo scopo è stimolare la spesa privata in Ricerca e Sviluppo per innovare processi e prodotti e garantire così la competitività futura delle imprese. Consiste in un credito d’imposta del 50% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo, riconosciuto fino a un massimo annuale di 20 milioni di €/anno per beneficiario e computato su una base fissa data dalla media delle spese in Ricerca e Sviluppo negli anni 2012-2014. La misura è applicabile per le spese in Ricerca e Sviluppo che saranno sostenute nel periodo 2017-2020.
4) Patent Box – È un regime opzionale di tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali: brevetti industriali, marchi registrati, disegni e modelli industriali, know how e software protetto da copyright. L’agevolazione consiste nella riduzione delle aliquote IRES e IRAP del 50% dal 2017 in poi sui redditi d’impresa connessi all’uso diretto o indiretto (ovvero in licenza d’uso) di beni immateriali sia nei confronti di controparti terze che di controparti correlate (società infragruppo). Il beneficio è dato a condizione che il contribuente conduca attività di R&S connesse allo sviluppo e al mantenimento dei beni immateriali.
5) Startup e piccole medie imprese (PMI) innovative – Le nuove imprese (startup) innovative godono di un quadro di riferimento a loro dedicato in materie come la semplificazione amministrativa, il mercato del lavoro, le agevolazioni fiscali, il diritto fallimentare. Larga parte di queste misure sono estese anche alle PMI innovative, cioè a tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione o dall’oggetto sociale.
6) Fondo di Garanzia – L’obiettivo di questa disposizione è sostenere le imprese e i professionisti che hanno difficoltà ad accedere al credito. Consiste nella concessione di una garanzia pubblica, fino a un massimo dell’80% del finanziamento, per operazioni sia a breve sia a medio-lungo termine, sia per far fronte a esigenze di liquidità che per realizzare investimenti. Il Fondo garantisce a ciascuna impresa o professionista un importo massimo di 2,5 milioni di euro, un plafond che può essere utilizzato attraverso una o più operazioni, fino a concorrenza del tetto stabilito, senza
un limite al numero di operazioni effettuabili. Il limite si riferisce all’importo garantito. Invece per il finanziamento nel suo complesso non è previsto un tetto massimo.

Il Piano Calenda ha previsto due nuove entità:  - i Digital Innovation Hub, centri da costituirsi sul territorio appoggiandosi a Confindustria e a R.ETE. Imprese Italia, per aiutare le PMI italiane nella trasformazione verso l’Industria 4.0; 
- i Competence Center (centri di competenza), realtà che fanno riferimento ad alcune università italiane con l’obiettivo di intensificare le relazioni tra ricerca e industria.

I centri di competenza dovranno svolgere attività di orientamento, formazione alle imprese e di supporto nell’attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzati alla realizzazione, da parte delle imprese fruitrici, di nuovi prodotti, processi o servizi (e/o al loro miglioramento) tramite tecnologie avanzate in ambito Industria 4.0.

A fine maggio 2018, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha pubblicato la graduatoria dei competence center. Al primo posto, con nove punti, c’è il centro "Manufacturing 4.0", il cui capofila è il Politecnico di Torino partner industriali  come FCA, General Motor, GE Avio, Thales Alenia). Il focus è su aerospazio, automotive e additive manufacturing. Al secondo, sempre con nove punti, "Made in Italy 4.0", guidato dal Politecnico di Milano e focalizzato sulle tecnologie per la fabbrica 4.0. Al terzo, con otto punti, "BI-Rex" guidato dall’Università di Bologna ma sostenuto anche dagli atenei di Modena, Reggio Emilia, Parma e Ferrara.  Al quarto posto (otto punti) "Artes 4.0", centro guidato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che riunisce la Scuola Normale Superiore, Università di Pisa, Università di Firenze, Università di Siena, e altri atenei. Al quinto posto, con sette punti, "Smact", capeggiato dall’Università di Padova ma sostenuto da una rete di atenei del territorio (Verona, Venezia, Iuav, Trento, Bolzano, Udine, Trieste e altri) e con focus su agroalimentare, abbigliamento, arredamento e automazione. Al sesto, con 7 punti, "Industry 4.0", centro guidato dall’Università "Federico II" di Napoli, e che è sostenuto da otto fra atenei campani e pugliesi, e dalle Regioni Campania e Puglia. Al settimo, con 6 punti "Start 4.0", capitanato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, insieme a ABB. Leonardo, Ansaldo e altri. All’ottavo posto, con 6 punti, il centro "Cyber 4.0", guidato dall’Università "La Sapienza" di Roma. Il focus di studio e ricerca è la "cyber security".

Dopo un anno dal varo del Piano il ministro Calenda ha tracciato un primo bilancio dei risultati, così riassunti:
– sono cresciuti gli ordinativi sul mercato interno dei beni strumentali, con tassi di crescita che hanno raggiunto nel primo semestre l’11,6 %
– è cresciuto il numero di imprese che aumenteranno la spesa in Ricerca&Sviluppo
– sono stati stanziati 3,5 miliardi di investimenti pubblici sulla banda ultra larga, destinandoli dunque sia alle infrastrutture sia alla soddisfazione della domanda di famiglie e imprese, così da raggiungere gli obiettivi di copertura al 2020
– nei primi 8 mesi del 2017 è cresciuto del 10,7 % l’importo garantito dal Fondo di Garanzia.

Giovanni Miragliotta, co-direttore dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano ha affermato che il Piano ha rappresentato uno shock positivo per la manifattura italiana: "Le aziende sono tornate ad investire in modo cospicuo dopo anni di quasi immobilità (+9% nel 2017) e a far crescere il valore aggiunto manifatturiero (+2,1% nel biennio 2016-17). Le aziende dell’offerta, anche grazie al Piano, hanno visto incrementi del loro mercato dell’ordine del 30%. L’Italia della manifattura digitale ha vissuto, a partire dal settembre 2016, un momento di grande euforia, al punto che intitolammo la Ricerca 2016-2017 del nostro Osservatorio la grande occasione".

Il 21 settembre 2017 il ministro Calenda ha presentato la fase due del Piano nazionale, rinominando il programma "Impresa 4.0". Questo significa che il governo ha iniziato a guardare anche ai servizi, un settore che ha un elevato potenziale di digitalizzazione. Per il piano Industria 4.0 in Italia il 2018 è stato l’anno del passaggio all’Impresa 4.0 e del ridimensionamento: il governo Conte ha voluto porre l’accento su questa evoluzione e ha introdotto alcune modifiche nel testo del Def, il documento di economia e finanza che sarà approvato in via definitiva entro il 2018. Allo stato attuale, le nuove misure modificano le aliquote degli incentivi (iper e super ammortamento- nuova Sabatini). Ma c’è maggiore attenzione alle piccole e medie imprese e all’avanzamento del piano banda ultra-larga.

A settembre 2018 il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha confermato i provvedimenti previsti dal piano di Carlo Calenda (iper e super ammortamento, nuova Sabatini, contratti di sviluppo, credito di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo), ponendo l’accento sull’evoluzione del piano Industria 4.0 verso l’Impresa 4.0: "Stiamo cercando di sburocratizzare l’accesso al Piano e renderlo sempre più a misura di piccole e medie imprese. Si è soliti parlare di Industria 4.0, ma in realtà è sempre più Impresa 4.0". Il vicepremier si è poi soffermato sul tema della formazione: "Il sistema di formazione del personale va potenziato. Introdurremo nuove misure anche per la formazione degli imprenditori, che ne hanno bisogno per restare al passo con i tempi".
Poi però il governo giallo-verde è intervenuto introducendo alcune limitazioni al  Piano Industria 4.0.  Nel testo del Def (documento di programmazione economico-finanziaria) attualmente in circolazione emerge il depotenziamento delle misure del piano Impresa 4.0. I tre punti rivisti dai legislatori sono i seguenti:

1. L’assenza totale del super ammortamento per i beni generici 
2. La riconferma del beneficio dell’iper ammortamento con le aliquote al ribasso, al fine di incentivare le pmi
3. La cancellazione degli incentivi per la formazione in tema di Industria 4.0.
Fino al 31 dicembre a.c., l’esecutivo può comunque effettuare eventuali modifiche correttive del Def.

Il 23 novembre a.c., in occasione di un convegno sulle opportunità dell’Industry 4.0 e dell’Artificial intelligence per le PIM del manifatturiero italiano, il presidente di Confindustria digitale, Elio Catania ha detto: "Su Industria 4.0 ci sono alcuni capitoli aperti, tra cui quello della formazione, e il nostro auspicio è che facciano parte degli emendamenti alla manovra perché sono degli aspetti cruciali per il sistema delle imprese".

Per quanto riguarda il 4.0 in Europa, la Germania è considerata il principale implementatore pioniere dell’Industria 4.0, seguita dalla Francia che eroga importanti incentivi alle aziende per allinearsi alla quarta rivoluzione industriale. La Gran Bretagna sembra ancora qualche passo indietro su questi temi. Negli U.S.A., l’approccio al fenomeno ha forme diverse da quelle europee ma analoghi obiettivi: incentivare una nuova fase della digitalizzazione nelle industrie per ottenere un aumento della produttività e a una riduzione dei costi.

Fonte: https://bit.ly/2mIoFdS