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Se non ci fosse la pandemia di Coronavirus a monopolizzare l’informazione, questa notizia non sarebbe passata inosservata. La chiusura forzata in casa ha fatto riscoprire, per chi abita in zone non troppo prese di mira dall’inquinamento luminoso, curiosi fenomeni nel cielo notturno, che hanno provocato anche qualche chiamata concitata ai Carabinieri.

Elon Musk, visionario imprenditore americano non si è accontentato di essere a capo dell’azienda automobilistica Tesla e di altri progetti per i trasporti terrestri: amministratore delegato e CTO della compagnia aerospaziale americana SpaceX (Space Exploration Technologies Corporation), nel 2015 ha presentato il progetto StarLink, una megacostellazione di satelliti per le telecomunicazioni che fornirà una copertura internet globale, ad alta velocità e a banda larga, incluse le aree difficilmente raggiungibili e prive della connessione via cavo.

La cosa non ci sorprende, dato che il primo lancio del satellite sovietico Sputnik risale al 1957 e da allora è stato un susseguirsi di invii nello spazio di marchingegni di ogni tipo, dalle telecomunicazioni, alla difesa e allo spionaggio, con scopi civili e militari talvolta segreti.

Cos’ha di rivoluzionario questo progetto?

L’attuale tecnologia per i satelliti di telecomunicazioni presenta limiti tecnici se comparata con le prestazioni offerte dai collegamenti in fibra ottica, rendendola conveniente solo per collegare regioni isolate della terra. I principali sono:

  • La latenza del collegamento, ossia il ritardo che intercorre fra l’invio e la ricezione del dato, dovuto all’orbita geostazionaria (circa 1000 km da terra) pari a circa 600 millisecondi, che rende difficile l’uso di applicazioni multimediali come la videoconferenza o giochi online.
  • La larghezza di banda, ossia la quantità di dati scambiabili nell’unità di tempo, che di fatto esclude utilizzi quali le piattaforme di streaming (e di conseguenza la clientela consumer casalinga).
  • La copertura, quasi mai totalitaria, del globo terrestre
  • Il raddoppio della latenza del collegamento nel caso mittente e destinatario sia attestato su satelliti diversi, per via del doppio rimbalzo da terra.

Elon Musk ha pensato di risolvere alla base le problematiche sopra elencate, allo scopo di rendere la connettività satellitare una valida alternativa alle tecnologie di accesso cablato, mediante una tecnologia in grado di:

  • Abbassare la latenza media a circa 30 millisecondi, paragonabile ad un accesso fisso di buona qualità – grazie al posizionamento in orbita bassa a 550 km dal suolo
  • Aumentare le performance fino a consentire una larghezza di banda obiettivo per il cliente finale di circa 1Gbps, la stessa delle offerte fibra, riservate ai fortunati che sono già stati coperti da questo servizio attualmente presente solo nelle principali città italiane.
  • Garantire la copertura globale di tutte le zone della terra, consentendo quindi allo stesso terminale di essere operativo indipendentemente dalla sua posizione geografica (pensiamo a mezzi navali, aerei, etc.).
  • Interconnettere la rete di satelliti fra di loro con un link laser (dunque ottico) ad altissima velocità, che evita il rimbalzo sulla Terra (e il conseguente aumento della latenza) nel colloquio fra due utenti StarLink connessi a satelliti diversi.

Il sistema StarLink prevede il completamento, entro il 2024, del parco di 12000 satelliti (220kg l’uno), di cui 300 già lanciati negli ultimi due anni e in ottima percentuale operativi.

Ed ecco la risposta alla domanda iniziale: i curiosi fenomeni visti in cielo, simili a una scia di puntini luminosi ravvicinati fra di loro e in lento movimento, che spariscono dopo circa 3-4 minuti, non sono altro che i primi satelliti di questo ambizioso progetto, che ha provocato non pochi malumori fra gli altri gestori di sistemi satellitari (la quantità di apparecchi in orbita aumenterà il rischio di collisioni, anche se StarLink garantisce l’uso di una tecnologia atta a scongiurarli). E gli amanti del cielo che, prima con gli aerei, poi con i satelliti artificiali e le stazioni spaziali, hanno imparato a distinguere gli artefatti umani dalle meraviglie dell’Universo, avranno un’altra cosa a distrarli mentre mirano lo sguardo a quel luogo sconfinato e talvolta incomprensibile.

La visibilità notturna dei satelliti pare non fosse stata messa in conto da SpaceX e dalla comunità astronomica; quest’ultima ha palesato preoccupazioni in merito alla qualità delle immagini catturate dai telescopi molto sensibili, mentre i radioastronomi temono le interferenze causate dal sistema. Così in uno dei due gruppi lanciato a gennaio 2020, un satellite, chiamato DarkSat, è stato dipinto con una verniciatura sperimentale parzialmente nera per ridurre la sua luminosità.

Se volete soddisfare la vostra curiosità e non perdevi la visione dei satelliti, potete scaricare l’app “StarLink Tracker”: in base alla posizione vi dirà quando e in che direzione alzare lo sguardo.

Fonte: https://www.starlink.com/