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Covid-19: ogni giorno nuovi aggiornamenti, dal numero di contagi a quello dei decessi; i guariti sono ancora troppo pochi.

Siamo tutti alla ricerca di buone notizie, restando aggrappati alla speranza di debellare al più presto il virus o almeno imparare a conviverci, e risorgere dall’incubo di questa pandemia, che costringe in casa molti di noi da oltre un mese.

Attualmente la quarantena è prolungata fino al 3 maggio. Cosa possiamo fare per salvaguardare ancora di più la nostra salute e la nostra sicurezza?

Da giorni si discute sulla creazione di una app che traccerà tramite Bluetooth gli spostamenti delle persone: incrociando a posteriori i dati con i profili risultati positivi al coronavirus, si potrà tracciare potenziali contagi e anticipare le mosse dell’infezione.


Come funzionerà?

L’ipotesi è quella di installare sul proprio smartphone un’applicazione che abbinerà un ID univoco all’utente permettendo di tracciare tre informazioni: con quali dispositivi entra in contatto, a che distanza e per quanto tempo. In caso di contagio accertato, tramite l’app si potranno ricostruire gli spostamenti e i contatti fra persone, in modo da individuare i potenziali contagi e chiedere loro di mettersi in regime di screening da parte delle autorità sanitarie. Una sorta di passaporto sanitario elettronico insomma, anonimo, ma che potrà essere richiesto per consentire il rientro nella vita sociale.

La tecnologia chiave è il Bluetooth Low Energy, la stessa utilizzata per gli auricolari senza filo che tutti conosciamo, e che consente di stimare con interessante precisione la distanza e il tempo di contatto fra dispositivi/persone.

Inevitabilmente salta subito all’occhio la questione privacy: quanto sarà tutelata?
La ministra dell’innovazione Paola Pisano rassicura anche i più scettici: “i dati personali condivisi con la rete non avranno altri scopi se non quello della prevenzione sanitaria e del contenimento del Covid-19 senza la necessità della quarantena di massa; una volta raggiunta la finalità per la quale è stata creata, le informazioni di qualunque natura saranno cancellate”.

Il presupposto di base resta quello del download volontario del maggior numero di cittadini, altrimenti l’efficacia dell’applicazione sarà compromessa.

Questa applicazione di contact tracing non ha ancora uno sviluppatore ufficiale: i candidati sono moltissimi ma la scelta potrebbe ricadere sulla proposta dell’azienda italiana Bending Spoons, fra le prime in Europa, famosa per i suoi Live Quiz, in collaborazione con il Centro medico Santagostino, conosciuto per la digitalizzazione dei processi ospedalieri. In alternativa, ben posizionato, il team internazionale di esperti finanziato da Stefano Quintarelli, ex imprenditore e parlamentare di Scelta Civica; nel primo caso si parlerà di una CodivApp, una sorta di mappa dei positivi utile alla popolazione e alla protezione civile, nel secondo di un CovidDoc, per permettere al personale medico di confermare la positività ai test dei pazienti.

Anche Microsoft offre sostegno alla sanità italiana: tramite la collaborazione con INAIL ogni struttura delegata potrà consultare gratuitamente Healtcare Bot, un software integrato di una grande quantità di informazioni sul Covid-19, dai dati clinici, alle statistiche, ai maggiori rischi pervenuti; l’insieme dei dati sarà utilizzato per rispondere, in maniera automatica, alle domande degli interessati, dai soggetti positivi a quelli ancora “sani” ma alla continua ricerca di informazioni attendibili e di un valido strumento di autovalutazione dei sintomi; questo assistente digitale offrirà un grande servizio alla comunità diminuendo i tempi di erogazione delle terapie necessarie a sconfiggere il Coronavirus.

In Italia e in Brasile l’app è in attesa di approvazione. Dopo l’accurata revisione tecnica e sulla privacy del 7 aprile 2020 con il governo italiano, il giorno successivo è stata eseguita una demo con il Ministro della Salute brasiliano Luiz Henrique Mendetta. Il progetto è destinato ad espandersi in ogni paese europeo che vorrà aderirvi e oltre oceano, per ora a New York e in Canada. La Polonia risulta la più intransigente finora: l’applicazione polacca “Kwarantanna Dowowa” (quarantena a casa) deve essere obbligatoriamente installata da tutti i positivi al Covid-19 e dai cittadini rientrati dall’estero, e la registrazione può essere completata solo tramite foto personale annessa; la polizia sarà autorizzata a contattare periodicamente il detentore dell’app, che dovrà rispondere ogni volta con un selfie, a dimostrazione di essere in casa e rispettare l’auto-isolamento; in caso di mancato riscontro entro i primi 20 minuti, le autorità saranno libere di procedere al controllo direttamente in abitazione. La popolazione può scegliere: scaricare l’app o ricevere visite inaspettate da parte della polizia.

Nei paesi orientali quali la Cina, la Corea del Sud e Singapore l’utilizzo di applicazioni e piattaforme similari ha già ottenuto l’effetto desiderato: la sorveglianza anche digitale dei malati e il contenimento del virus nel minor tempo possibile.

Aspettiamo l’imminente pubblicazione dei dettagli riguardanti “l’approccio pan-europeo per le applicazioni mobili Covid-19” del 15 aprile da parte della Commissione Europea, che ci fornirà un quadro completo sul trattamento dei dati personali e la protezione della privacy dei cittadini; in seguito sapremo se un’applicazione del genere sarà o meno sviluppata nel nostro paese.

 

Fonte: https://bit.ly/2V3QOOZ