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La digitalizzazione è la protagonista della società contemporanea: ogni tipo di informazione passa per il mondo digitale, permettendoci di rimanere connessi nel modo che più rispecchia le nostre esigenze.

Le figure professionali più richieste oggi sono quelle legate all’ICT (Information & Communication Technology) ossia tutte quelle professioni che possono essere esercitate in qualunque luogo ed orario tramite strumentazioni che consentono di lavorare anche da remoto (pc portatili, tablet, smartphone):

  • Sviluppatori nel ramo dell’intelligenza artificiale, robotica, Internet of Things: gli oggetti (“le cose”) si autenticano sulla rete e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su sé stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri dispositivi
  • Processisti nel ramo automazione industriale
  • Data Scientist e Big Data Analyst – ossia chi correla moltitudini di dati eterogenei trasformandoli in informazioni pronte all’uso
  • Digital Marketing, Sviluppatori di siti web e app, Specialisti SEO (professionisti che dirottano traffico qualificato verso un sito web studiando parole chiave strategiche che ottimizzano il posizionamento fra i risultati dei motori di ricerca - Google, Yahoo, Bing, Yandex in primis) Social Media Manager, Blogger, Vlogger.

 

Questi sono davvero i cosiddetti lavori del futuro perché in situazioni di emergenza nazionale e mondiale, come quella attuale del COVID-19 (Coronavirus), permettono di continuare a svolgere le proprie mansioni comodamente seduti sul divano di casa.

La FirenzeWebDivision è una delle aziende che ha deciso di avvalersi del lavoro in smart working, ossia lavoro intelligente, senza vincoli orari o spaziali.

Lo smart working basa la sua filosofia sul concetto di permettere ad ogni individuo di lavorare nei modi, luoghi e tempi che gli sono più congeniali. Chi difende strenuamente questa metodologia di lavoro, sostiene che aumenti la produttività e di conseguenza i profitti dell’azienda; di contro, invece, i tradizionalisti temono la perdita del controllo sui lavoratori.

Storicamente le aziende italiane si sono rispecchiate nella seconda categoria, per cui la possibilità dello smart working è stata raramente applicata e con restrizioni che di fatto ne vanificavano il risultato:” puoi lavorare da casa ma devi timbrare il cartellino quando cominci e quando finisci”, impedendo così al lavoratore di organizzare la giornata in funzione degli impegni.

Se lo smart working in Italia fino a un mese fa era scarsamente considerato, con l’avvento del Coronavirus i datori di lavoro si sono trovati davanti a un bivio: lasciare aperta l’azienda rischiando il contagio oppure, quando possibile, permettere ai dipendenti di lavorare da casa.

Certo, alcune mansioni che presuppongono l’interazione con il pubblico necessariamente devono sottostare a una serie di obblighi e doveri, anche in termini di orario definito, mentre i task più lunghi come lo sviluppo di software, la redazione di testi, siti web, video, grafica, animazione ecc., di fatto hanno come unico vincolo la data di consegna del progetto al cliente finale.

Lo smart working ha anche il vantaggio di annullare o ridurre i tempi e i costi legati allo spostamento delle persone  e di riflesso anche il rendere le riunioni più produttive: in un attimo è possibile trovarsi in video conferenza e condividere contenuti multimediali, in modo da velocizzare quei processi decisionali che non sempre sono efficienti face to face.

Di contro, ci sono due aspetti da tenere in considerazione fin dall’inizio:

  • Il fattore psicologico, in quanto il lavoratore rischia di alienarsi progressivamente fino a perdere i contatti con la realtà aziendale e con i colleghi; per evitare ciò si possono organizzare degli eventi per riunire il team di lavoro o il lavoratore stesso può decidere di sua sponte di recarsi fisicamente in azienda qualche giorno
  • la sicurezza informatica, perché lo smart worker deve avere accesso a distanza a tutti i sistemi aziendali. Vi è dunque un rischio legato all’accesso da remoto alla rete interna dell’azienda, dovuto alla robustezza dell’autenticazione e alla crittografia dei dati in transito. Questo rappresenta un problema soprattutto quando l’accesso avviene tramite dispositivi personali (BYOD – Bring Your Own Device): quando un dato vi viene scaricato di fatto l’azienda ne perde il controllo, ma non solo: i dispositivi “personali” potrebbero non rispettare le policy di sicurezza aziendali (si pensi agli antirivirus o agli aggiornamenti del sistema operativo).

 

Proprio perché lo smart working risponde al principio del #iorestoacasa, in quanto agevola il contenimento e la gestione epidemiologica da COVID-19(Coronavirus) il Presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato il 1° marzo 2020 un nuovo Decreto che interviene sulle modalità dello Smart Working, confermate anche dal decreto del 4 marzo 2020, dove “la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti”.

Inoltre, secondo la circolare n 48/2017 emessa dall’INAIL, “ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento- economico e normativo- rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie”.

Non resta quindi che augurarsi che terminato questo periodo di criticità, lo smart working venga rivalutato per i benefici in termini di produttività, riduzione dello stress lavoro-correlato, minore rischio rappresentato dagli spostamenti e aumento del tempo libero, (il tempo risparmiato per gli spostamenti può andare a beneficio delle relazioni interpersonali), e che quindi si possa almeno vedere un lato positivo di questa faccenda, svegliando le coscienze di chi non vede di buon occhio l’evoluzione tecnologica e sociale del mondo del lavoro.

Fonte: https://bit.ly/3ay7Z0e